E se le strade fossero verdi? Parte 1

di Beatrice Conte Jr.

Paese che vai usanze che trovi, almeno così si dice. C’è però un aspetto che accomuna tutte le grandi città: il traffico urbano. Lunghe code di auto che si dirigono lente e inesorabili verso gli uffici, creando nubi di smog che escono dalle rumorose marmitte. In Italia perdiamo fino a 75 ore all’anno bloccati nel traffico, cioè due intere settimane di lavoro.¹

Dall’ultimo rapporto di Legambiente condotto da IPSOS è emerso che nelle grandi città usiamo sempre di più le auto anche per brevi tragitti, rispetto al 2019 (+28%). In più, in un’indagine internazionale di IPSOS, pubblicata in occasione della giornata mondiale della bicicletta (3 giugno),  il 70% degli italiani afferma che vorrebbe utilizzare maggiormente la bicicletta per muoversi ma ritiene che le strade non siano abbastanza sicure per farlo². Nonostante ciò, rispetto al 2019, c’è stato un lieve aumento dell’utilizzo delle biciclette (+14%), a fronte di un altro 22% degli intervistati che afferma di aver smesso completamente di usarla. Al tempo stesso sono in crescita gli spostamenti a piedi (+38%) nel centro città, ma gli italiani continuano a non utilizzare i mezzi pubblici per lunghi spostamenti perché pensano siano inaffidabili, poco puntuali e poco frequenti.³ In questo scenario, l’auto risulta essere l’unico mezzo considerato veramente utile per spostarsi autonomamente. Si crea così il traffico all’interno delle città che non è solo una perdita del nostro tempo, ma anche un danno per l’ambiente e la nostra salute.

È risaputo come un aumento della quantità di CO2 e di polveri sottili nell’aria riduca la qualità dell’aria che respiriamo, rendendo insufficiente la quantità di ossigeno rilasciata dalle piante.

In più, un’esposizione prolungata ad un alto tasso di particelle sottili nell’aria ha un effetto dannoso sulle nostre capacità cognitive e respiratorie.⁴ Per non parlare del livello di stress che proviamo ogni volta che rimaniamo bloccati nel traffico! È stato, infatti, dimostrato come degli stimoli che normalmente ci sembrano normali, come la radio, una canzone, il vociare esterno, mentre guidiamo diventino delle vere e proprie fonti di stress aggiuntive, che ci fanno arrivare rapidamente al nostro limite massimo di sopportazione.⁵

Nonostante ciò, perché non riusciamo a cambiare?

I comportamenti legati all’uso delle auto spiegati dalla Behavioral Economics

Ci sono diversi motivi che ci spingono a mantenere un comportamento così nocivo per la nostra salute e per l’ambiente come l’uso delle auto. Innanzitutto, non ci rendiamo subito conto dell’effetto dannoso che le auto hanno sulle nostre vite e sull’ambiente circostante: siamo soggetti a quello che in Economia Comportamentale viene chiamato bias del presente. L’etichetta bias del presente si usa per indicare la tendenza umana a preferire una ricompensa immediata anche piccola  a discapito di un beneficio maggiore ma futuro. In altre parole, prendiamo l’auto perché ci costa meno fatica (nel momento presente!) rispetto a prendere la bicicletta o un mezzo pubblico, indipendentemente da ciò che ne consegue.

Al tempo stesso, però, si crea un’abitudine che è difficile da cambiare una volta instaurata e ci riporta sempre lì, imbottigliati nel traffico. Noi esseri umani, infatti, abbiamo difficoltà a reprimere impulsi e comportamenti dettati da abitudini (self-control bias).

A tutto questo, inoltre, dobbiamo aggiungere il ruolo dell’ambiente fisico esterno e i preconcetti che abbiamo sull’efficienza dei mezzi pubblici della nostra città.

Molto spesso i mezzi pubblici e le piste ciclabili non sono ben collegati nelle diverse zone della città e si pensa, spesso a ragione, che l’auto permetta una maggior autonomia e permetta di  raggiungere la propria destinazione in minor tempo rispetto al mezzo pubblico. Infatti, è stato riscontrato come la percezione che hanno le persone dei mezzi pubblici e l’attesa di questi siano alcuni dei fattori che portano effettivamente a scegliere l’auto.⁶ Ad esempio, un sistema di trasporti puntuale, supportato da app per il trasporto pubblico in tempo reale, sarebbe molto utile per sanare questo giudizio nei confronti dei mezzi pubblici⁷: siamo disposti ad aspettare gli autobus, ma tendiamo a percepire il tempo d’attesa come molto superiore rispetto a quello che è in realtà anche perchè non abbiamo idea di quando potrebbe arrivare effettivamente il bus!⁸

L’auto, inoltre, viene considerata un mezzo più sicuro rispetto alla bicicletta o ai mezzi pubblici, per due ordini di motivi:

– abbiamo una distorsione di giudizio rispetto agli incidenti che possono avvenire mentre siamo noi alla guida rispetto a quando siamo su altri mezzi;

– percepiamo le strade che percorriamo con le auto come più sicure.

Questo errore di giudizio è dovuto ad una scorciatoia di pensiero (euristica) chiamata euristica della disponibilità, che ci porta a giudicare gli eventi come più o meno pericolosi in base a quanto siano facili da ricordare. È più semplice ricordare un brutto incidente tra una bici e un’auto, piuttosto che tra una due auto, soprattutto se incolonnate nel traffico. Questo ci porta, chiaramente, a desistere dal prendere la bicicletta.

E non è finita qui! Ci sono altri fattori che ci bloccano dal prendere le bici o i mezzi pubblici come il dover avere sempre il biglietto, il dover controllare che le ruote siano gonfie (ed, eventualmente, gonfiarle!) o muoversi con mezzi diversi rispetto a quelli che utilizza la maggior parte delle persone. In poche parole, il comportamento di utilizzare l’auto ha un costo della risposta minore rispetto alle alternative più sostenibili ed è meno difficile da attuare.

Queste barriere sono tutt’altro che insormontabili. Grazie a tecniche di Architettura delle Scelte è possibile indirizzare il cambiamento verso una direzione più sostenibile per noi e per l’ambiente.


Fonti

1TomTom Traffic Index – Ranking 2021 https://www.tomtom.com/traffic-index/ranking/

23 Giugno, Giornata Mondiale della Bicicletta 2022: gli Italiani e la mobilità sostenibile https://www.ipsos.com/it-it/3-giugno-giornata-mondiale-bicicletta-2022-italiani-mobilita-sostenibile

3Osservatorio Stili Mobilità 2022 – II Edizione, Legambiente x IPSOS https://www.legambiente.it/comunicati-stampa/osservatorio-stili-mobilita-2022-ii-edizione/?mkt_tok=Mjk3LUNYSi03OTUAAAGHUG5tMBfEN3rYj1m19vTUFU9Nvg01ToUpPZAd0By6YTFytNdHUZhGJUAVg0gSpoxjKOA6kWXbPu5gA5INVKyn9K0r0ukc73bo9wuTIh9k3vRwlw

4Trasporti e Salute, Azienda Europea dell’Ambiente (2016) https://www.eea.europa.eu/it/segnali/segnali-2016/articoli/trasporti-e-salute

5J. A. Healey and R. W. Picard, “Detecting stress during real-world driving tasks using physiological sensors,” in IEEE Transactions on Intelligent Transportation Systems, vol. 6, no. 2, pp. 156-166, June 2005, doi: 10.1109/TITS.2005.848368. https://ieeexplore.ieee.org/abstract/document/1438384?casa_token=AOhRYgYIw_wAAAAA:L0cc0KVKfktC59Q8N_XeEpssQKQ4PjgRtkiSS9NczgGQuuHq_OKBkhig84W0iW31rN4fAwM

6Ramos, S., Vicente, P., Passos, A. M., Costa, P., & Reis, E. (2019). Perceptions of the public transport service as a barrier to the adoption of public transport: A qualitative study. Social Sciences, 8(5), 150.

7Cuminetti Alessandro. Aspettare mezzi pubblici: la tecnologia cambierà la psicologia dell’attesa. https://www.psicosocial.it/aspettare-mezzi-pubblici-tecnologia-psicologia-attesa/

8Fan, Y., Guthrie, A., & Levinson, D. (2016). Waiting time perceptions at transit stops and stations: Effects of basic amenities, gender, and security. Transportation Research Part A: Policy and Practice, 88, 251-264. https://www.researchgate.net/publication/302477941_Waiting_time_perceptions_at_transit_stops_and_stations_Effects_of_basic_amenities_gender_and_security


L’autrice

Beatrice Conte Jr

Laureata in Psicologia Cognitiva Applicata, si appassiona alle tematiche di sostenibilità ambientale durante gli ultimi anni dei suoi studi universitari. Ritiene che per far fronte ai problemi che riguardano l’essere umano sia necessario comprendere il processo decisionale sottostante, ponendo gli individui al centro e non trovando soluzioni esterne alle quali si devono adattare. Per queste ragioni collabora con aBetterPlace nel settore della sostenibilità ambientale, utilizzando l’economia comportamentale come chiave di volta per far fronte ai problemi legati al cambiamento climatico. Ama le passeggiate in montagna e il buon cibo.