I bias non “causano” il nostro comportamento

Le osservazioni di bias decisionali, in questo periodo di forte incertezza, proliferano sulla stampa e nei commenti. Attenzione però a non cadere nel tranello logico di considerare i bias come la ragione per cui prendiamo decisioni poco razionali: rischiamo di confondere l’effetto con la causa.

Secondo molti osservatori ci troviamo immersi in quello che, dal punto di vista delle scienze del comportamento, è un immenso laboratorio a cielo aperto. Una situazione di incertezza profonda e globale. Incertezza per le condizioni di salute nostre e dei nostri cari, per il nostro lavoro, per la situazione economica immediata ed a lungo termine. Incertezza anche per ciò che possiamo e non possiamo fare, o dovremmo e non dovremmo fare, in termini di prevenzione ed esposizione a rischi.

L’incertezza è l’humus ideale per il proliferare di bias decisionali. Fin dalla sua nascita l’economia comportamentale studia le decisioni delle persone in condizioni di incertezza: gli studi di Kahneman e Tversky, che hanno contribuito a fondare questa disciplina, riguardano in gran parte situazioni (reali e sperimentali) di questo tipo.

Molti osservatori stanno quindi giustamente notando bias decisionali nei nostri comportamenti, nelle nostre decisioni di tutti i giorni. Spesso in categorie specifiche: i consumatori, i politici, i giovani. Sono osservazioni utili, occasioni per notare il funzionamento decisionale umano e il modo in cui l’ambiente – questo contesto di emergenza – lo influenza.

“L’errore consiste nel considerare i bias la ragione per cui cadiamo in errore nel prendere le decisioni. Considerarli cioé come causa del comportamento.”

C’è però un errore comune, che si incontra frequentemente in queste osservazioni. Si tratta di un’errata concezione dei bias (in inglese si direbbe una misconception), diffusa un po’ da sempre nei non addetti ai lavori, che oggi sta proliferando trasportata dai moltissimi commenti che fanno riferimento, a volte un po’ frettolosamente, ai bias.

L’errore consiste nel considerare i bias la ragione per cui cadiamo in errore nel prendere le decisioni. Considerarli cioé come causa del comportamento. Molti articoli e commenti di questi giorni sembrano sostenere che ci comportiamo in un dato modo “perché abbiamo i bias”, “spinti da un bias”, “per effetto di un bias”. I politici si sono messi a fare l’aperitivo senza rendersi conto della gravità dell’epidemia? “È perché avevano un overconfidence bias”. La gente corre a fare scorte di generi di prima necessità? “È perché sono spinti dallo zero-risk bias”.

Il problema, con queste spiegazioni, sta nella loro circolarità. Se mettiamo in luce il meccanismo perverso di una spiegazione circolare, appare così: perché ci comportiamo in un dato modo? Perché siamo spinti da un bias. E in cosa consiste il bias? Nel comportarsi in quel dato modo.

Se vogliamo raffigurare visivamente questo tipo di spiegazione, ci torna utile una celebre illustrazione di M.C. Escher, “Ascending and Descending”: monaci che salgono le scale in cerchio, all’infinito. Scale assurde che non portano da nessuna parte.

Ascending and Descending, 1960, MC Escher

Anche le spiegazioni circolari non ci portano da nessuna parte. Non hanno valore euristico, non spiegano: danno l’illusione di spiegare, ma non aggiungono nulla alla nostra conoscenza di un fenomeno.

Illuderci di spiegare il comportamento come effetto di un bias è un gioco pericoloso, perché rischiamo di cercare soluzioni là dove non ne esistono. I bias non spiegano il comportamento, né lo producono: si limitano a descriverlo. Si tratta di etichette che abbiamo affibbiato ad errori che si presentano sistematicamente, quando un essere umano prende decisioni in un certo contesto. Regolarità, alle quali è utile dare un nome perché in questo modo siamo in grado di identificarle e di parlarne. In alcuni casi abbiamo anche pronte in tasca delle tecniche di contrasto ai bias: identificarli ci permette quindi di prevenirli o correggerli, con un automatismo che è un po’ la promessa del nudging, non sempre mantenuta.

“I bias non spiegano il comportamento, né lo producono: si limitano a descriverlo.”

La spiegazione del perché si producono i bias, però, va cercata altrove, ad un livello di analisi più profondo. Nell’interazione fra un organismo e un contesto, considerando anche ciò che è avvenuto in passato (storia di apprendimento) ed analizzando sia i comportamenti visibili che quelli “sotto pelle” (pensieri). Si parla, con un minimo di terminologia tecnica, di analisi funzionale dell’interazione fra organismo e ambiente.

Per usare una metafora, è la stessa differenza che passa fra lo spiegare la fisica di un fulmine e il chiamarlo “fulmine”, magari distinguendo fra “fulmine ramificato”, “fulmine a Y”, “fulmine dritto”: queste ultime sono osservazioni interessanti, ma non ci permettono, da sole, di fare previsioni metereologiche.

“La behavioral economics non si limita ad osservare e descrivere quello che succede, fornisce gli strumenti per spiegare, per potere prevedere e agire sul futuro .”

Spiegare un bias decisionale è un lavoro complesso, certo, più che non dare un nome al fenomeno osservato. Del resto, se non si trattasse di fenomeni complessi da spiegare, non ci sarebbe bisogno di una disciplina scientifica che li studia. Se la behavioral economics si riducesse a dare nomi a bias decisionali, il suo contributo alle nostre conoscenze del comportamento decisionale umano sarebbe a dir poco scarso.

L’avvertimento che possiamo condividere in questa situazione di pandemia e di laboratorio comportamentale a cielo aperto, come l’abbiamo definito all’inizio, è quindi di prestare attenzione a quello che leggiamo. Troveremo spesso articoli e commenti che ci indicano numerosi bias; ricordiamoci che quello che stanno facendo è semplicemente osservare dei fenomeni ed etichettarli (più o meno correttamente, ma questo è un altro discorso). Occorre invece sapere utilizzare gli strumenti giusti per spiegare e prevedere comportamenti futuri (in modo da potere intervenire) . Quello che leggiamo ci sta dicendo “guardate, ci sono dei fulmini”. Ma non ci sta spiegando perché si scatena il temporale nè ci fornisce elementi utili a fare le previsioni del tempo (e procurarci l’ombrello).

Fonti:

Questo articolo del 2018 dal titolo There Is More to Behavior Analysis Than Biases and Fallacies, di Koen Smets, presenta molto chiaramente alcuni dei punti che abbiamo sostenuto.

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