Bias di ‘conferma’ e del ‘senno di poi’: perché valutiamo i politici sulla base delle loro profezie

di Simone Marsilio || In che modo vengono valutati i nostri politici? 

Il metodo che normalmente viene utilizzato per capire se l’operato di un politico e del suo rispettivo partito sia positivo o negativo è quello basato sul consenso: dopo questa scelta A, il partito X è calato del 10% nei sondaggi. Il Covid-19 potrebbe averci portato a mettere in questione, oppure a confermare, il nostro consenso nei confronti di un certo partito, o politico, preferito. Ci siamo mai chiesti, però, se il consenso sia un buon metro di giudizio? Questo approccio è in balia delle nostre emozioni: una scelta errata, ma benvista, potrebbe far salire un partito nei sondaggi. Un’affermazione necessaria, ma impopolare, potrebbe essere osteggiata. Si tratta del noto fenomeno del ‘pregiudizio di conferma’ (confirmation bias): siamo più propensi a credere a quelle informazioni che confermano i nostri pregiudizi. Di fronte alla stessa partita di football americano, alcuni tifosi delle due squadre sono stati divisi in due gruppi sperimentali al fine di contare le infrazioni in modo oggettivo. Sistematicamente ogni tifoso ha ritenuto che la squadra avversaria avesse compiuto circa il doppio di infrazioni rispetto a quelle della propria squadra. Eppure, i due gruppi stavano vedendo la stessa partita [1]. Come rimediare a questa caratteristica degli esseri umani? Le ‘politiche pubbliche basate sull’evidenza’ (evidence-based policy) si propongono l’obiettivo di valutare l’operato di un partito in base a dati oggettivi e previsioni corrette: la questione non viene ridotta ai meri risultati conseguiti, bensì bisogna confrontare le diverse decisioni alternative possibili rispetto all’evidenza disponibile. Ogni scelta viene presa all’interno di un certo contesto sociale, politico, culturale ed economico. Per valutare una scelta, bisogna confrontarla con l’evidenza disponibile in quel dato contesto. Di fronte a un problema le soluzioni possono essere molteplici, ma in quanti valutano davvero i politici in base a chi ha effettuato le previsioni migliori? Generalmente tendiamo a premiare chi ha avuto fortuna e punire chi ha avuto sfortuna, indipendentemente dall’effettiva correttezza di una scelta rispetto a una data situazione. Al contrario le scelte possono essere valutate prima del verificarsi di un certo esito sperato, confrontando quali tengano maggiormente conto dell’evidenza scientifica a disposizione. Ciò significa che, una volta appurato che non sarebbe stato possibile contenere il virus all’interno di zone circoscritte, gli Stati avrebbero potuto prevedere quale strategia sarebbe stata migliore in base ai dati provenienti da altri paesi che avevano già fatto i conti con il virus.

Previsioni o profezie?

In filosofia i concetti di previsione e profezia sono nettamente distinti, in politica spesso si tende a confonderli. Consideriamo l’enunciato a) «Lo avevo detto io che bisognava chiudere tutto prima». Non si tratta di una previsione, tuttavia questo tipo di affermazione viene permessa nei dibattiti pubblici e riportata comunemente dai media. Valutare un politico in base al fatto di essere d’accordo o meno con questa affermazione dovrebbe essere considerato da tutti fuorviante. Per quanto una chiusura più tempestiva si sarebbe potuta rivelare più efficace, l’affermazione ha il carattere di una profezia: sarà sempre possibile trovare un fatto che avvera quest’affermazione, prima o poi si deve avverare. Quando esattamente bisognava chiudere tutto? Alla luce di quale evidenza? Per ottenere quale scopo? In questo caso si può parlare di ‘pregiudizio del senno di poi’ (hindsight bias): a giochi fatti, la soluzione corretta ci sembra quella più probabile rispetto a tutte le possibilità nel momento in cui andava presa la decisione [2]. Essere d’accordo o meno con il fatto che sarebbe stato meglio chiudere tutto prima – una volta che ormai si vedono già gli effetti di una chiusura meno tempestiva – riguarda la nostra sfera emotiva e non razionale. Dopo che il rigore è stato battuto, una vocina dentro di noi dice «Lo sapevo che avrebbe sbagliato». Posso aver ‘profetizzato’ l’errore del calciatore – prima o poi in una partita sbaglierà un rigore e io potrò finalmente dire che lo avevo già immaginato – ma di sicuro non l’ho ‘previsto’. Quali sono le conseguenze più drammatiche di questo modo di far politica? Ce lo spiega il premio Nobel per l’economia Daniel Kahneman: «I leader che hanno avuto la fortuna dalla loro parte non sono mai puniti per avere corso troppi rischi» [3]. Consideriamo ora l’enunciato b) «Bisogna puntare all’immunità di gregge per salvaguardare l’economia». Ora siamo di fronte a una previsione: l’affermazione può essere smentita dall’evidenza empirica e così è stato [4]. Vi sono due fatti empirici opposti che si potrebbero verificare e uno esclude l’altro: ricercando l’immunità di gregge, i danni economici sono a) minori oppure b) maggiori rispetto alle stime delle perdite economiche derivanti dal lock-down o ai dati forniti da Stati simili che non hanno adottato la strategia dell’immunità di gregge. Se, come sembra, fosse confermato che la Svezia, dopo aver adottato l’immunità di gregge, ha subito danni economici simili a quelli dei paesi che hanno adottato il lock-down, la previsione b) sarebbe falsa e questo dovrebbe pesare nel nostro giudizio riguardante il politico che ha sostenuto quella determinata tesi.

In conclusione, al fine di evitare questi errori di giudizio descritti dalle scienze comportamentali, dovremmo cercare di valutare i partiti in base alle loro previsioni. Il dialogo democratico è possibile solo prediligendo queste ultime all’interno dei dibattiti politici. Altrimenti, con le profezie, si fa soltanto propaganda. 

Fonti

[1] A. H. Hastorf – H. Cantril, They saw a game: a case study, «The Journal of Abnormal Psychology», 49, 1954, pp. 129-134.

[2] B. Fischhoff, Predicting frames, «Journal of Experimental Psychology: Learning, Memory, and Cognition», 9, 1983, pp. 103-116. 

[3] D. Kahneman, Thinking, fast and slow, Farrar, Straus and Giroux, New York 2011, p. 204; trad. it. Pensieri lenti e veloci, Mondadori, Milano 2012.

[4] T. Pueyo, Coronavirus: Should We Aim for Herd Immunity Like Sweden?, «Medium», 9th June 2020, disponibile online: https://medium.com/@tomaspueyo/coronavirus-should-we-aim-for-herd-immunity-like-sweden-b1de3348e88b?source=social.fb

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