Coronavirus: come la nostra mente ci fa prendere decisioni sbagliate

di Angelo Moratti || Nel mio articolo precedente abbiamo parlato di come l’euristica della disponibilità sia in grado di spiegare alcuni comportamenti, solo all’apparenza irrazionali, di cui tutti noi ci rendiamo protagonisti in questa fase di emergenza.

L’economia comportamentale, disciplina nata negli anni ’70 con l’obiettivo di migliorare la scienza economica tradizionale attraverso l’introduzione di elementi psicologici, ci fornisce in realtà anche molte altre chiavi di lettura da utilizzare per comprendere com’è cambiato il modo di comportarsi durante l’emergenza coronavirus.

Vi è mai capitato di osservare delle persone camminare per strada sprovviste di mascherina protettiva e di provare nei loro confronti una certa dose di fastidio o insofferenza?

È risaputo che la mascherina, per quanto utile e obbligatoria, non rappresenta affatto un antidoto certo contro il contagio, tanto che inizialmente veniva sconsigliata. Indossandola, tuttavia, molte persone potrebbero essere portate a sentirsi perfettamente al sicuro, al punto da aumentare i propri contatti sociali e conseguentemente, in modo quasi paradossale, le occasioni di contagio.

L’euristica della rappresentatività (Tversky e Kahneman, 1973 e 1982) è uno degli errori del giudizio umano teorizzati e osservati dall’economia comportamentale. Essa viene definita anche “effetto tipicità”, poiché entra in gioco quando i soggetti fanno dipendere le proprie decisioni da alcuni stereotipi o tipizzazioni, anche in contrasto con le reali probabilità statistiche.

Un esempio piuttosto famoso ci permetterà di chiarificare meglio tale euristica.

In un esperimento, venne chiesto a delle persone di indicare se un individuo con determinate caratteristiche avesse più probabilità di appartenere ad una categoria lavorativa o ad un’altra. Nello specifico, venne domandato se, estraendo a caso dalla popolazione un individuo timido, schivo e con gli occhiali, questi fosse più probabilmente un bibliotecario oppure un commerciante. La maggior parte delle persone intervistate, facendo ricorso all’euristica della rappresentatività, rispose bibliotecario.

Questa risposta, in realtà, rappresenta un’evidente violazione delle leggi statistiche, poiché il numero di commercianti nella popolazione è molto più alto di quello dei bibliotecari e un giudicatore razionale dovrebbe affermare che, estraendo a caso un soggetto da una popolazione, è statisticamente più probabile che questi appartenga ad un sottogruppo più numeroso che non ad uno meno numeroso.

A rendere ancora più chiaro quanto tale euristica sia radicata nella mente delle persone, vi è il fatto che tali errori sono stati riscontrati anche in esperimenti nei quali veniva fornita in anticipo un’informazione precisa circa le reali proporzioni dei sottogruppi di popolazione. Tale informazione, però, non andava comunque ad influenzare il giudizio finale dei soggetti.

Tornando al discorso iniziale relativo all’utilizzo della mascherina protettiva in pubblico, è possibile ricollegare le due questioni ponendosi la seguente domanda:

È più probabile il contagio fra due persone dotate di mascherina che chiacchierano fra loro a distanza ravvicinata, oppure quello di una persona senza mascherina che cammina completamente isolata?

Statisticamente, la prima situazione è molto più pericolosa. Tuttavia, l’euristica della rappresentatività suggerisce alla nostra mente l’equazione visivamente immediata e appagante mascherina=sicurezza, rischiando di portarci a formulare giudizi scorretti. Si tratta di un esempio perfetto di come la nostra mente, utilizzando processi che nella maggior parte dei casi ci semplificano la vita, in alcune situazioni possa trarci in inganno.

Va precisato che l’utilizzo di queste euristiche rappresenta, in realtà, uno strumento estremamente utile per condurre le nostre esistenze in maniera il più possibile lineare. Se dovessimo riflettere in modo perfettamente razionale per ogni scelta della nostra giornata, probabilmente rimarremmo paralizzati perfino di fronte agli scaffali del supermercato.

Gli uomini sono essere intelligenti, anche e forse proprio in virtù del fatto che la mente umana ha saputo trovare delle strade intuitive e immediate, come le euristiche, per superare le proprie limitate capacità di calcolo.

Compito dell’economia comportamentale è quello di cercare di individuare le situazioni in cui l’utilizzo di euristiche, nel tentativo di semplificarci la vita, finisca inavvertitamente con il farci prendere decisioni sbagliate, come nel caso appena illustrato in relazione all’utilizzo delle mascherine protettive. In questo modo, sarà possibile limitare il più possibile gli errori decisionali, per migliorare ancora di più l’azione di quel meccanismo complesso ed affascinante che prende il nome di mente umana.

Fonti

Bibliografia

Tversky, A. e Kahneman, D. (1973). “Availability: a heuristic for judging frequency and probability”, Cognitive psychology, 5, 207-232.

Tversky, A. e Kahneman, D. (1982). Judgment of and by representativeness, in D. Kahneman, P. Slovic e A. Tversky (eds), “Judgment under uncertainty: heuristics and biases”, New York: Cambridge University Press.

Se leggi l’articolo e ti vengono dei dubbi o vuoi approfondire ulteriormente, puoi contattarci: info@abetterplace.it

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