La chiave per la performance vincente? La felicità!

Di Francesco Bianchi

Per avere successo bisogna essere felici? O è il successo lavorativo e della carriera a renderci felici?

Un recente studio di Paul Lester, Ed Diener e Martin Seligman, riassunto in questo articolo1, ci ha permesso di far luce su di un elemento chiave che influenza le nostre performance lavorative: la felicità. Sembra, infatti, che la felicità sia fondamentale per avere successo e che alcune scelte che facciamo possano influenzarla fortemente.
Durante una recente indagine, il team del MIT (Massachusetts Institute of Technology) ha analizzato i dati provenienti da quasi 1 milione di soggetti, che sono stati seguiti per un periodo di 5 anni. Per fare questo, i ricercatori si sono rivolti all’azienda più grande al mondo: l’esercito americano. Hanno rilevato i livelli di benessere e felicità nei soldati all’ingresso nell’esercito e l’andamento delle loro prestazioni nel tempo.

I risultati sono stati sorprendenti. Il coordinatore della ricerca afferma: “Anche se ci aspettavamo che il benessere e l’ottimismo sarebbero stati importanti per le prestazioni, siamo rimasti sorpresi da quanto peso avessero. Abbiamo visto che il 25% dei soldati più felici all’ingresso nell’esercito guadagnava un numero di premi quattro volte maggiore rispetto al 25% dei soldati meno felici – un’enorme differenza di prestazioni tra i gruppi. Questo divario è rimasto invariato quando abbiamo tenuto conto dello status all’interno dell’esercito (ufficiali vs. soldati arruolati), sesso, razza, istruzione e altre caratteristiche demografiche“.

I dati emersi sono, inoltre, facilmente applicabili all’interno di qualsiasi organizzazione e non sono solo confinati all’interno dell’esercito: mentre alcuni soldati coinvolti nello studio svolgevano lavori tipici dell’esercito, molti altri erano impiegati, camionisti, agenti di polizia, professionisti medici, esperti di logistica, piloti, ingegneri e molto altro. Il coinvolgimento di così tante professioni su larga scala e in un unico studio rende i risultati altamente rilevanti.

I risultati, in conclusione, sono molto chiari: per ottenere il meglio da un team, dobbiamo tener conto della felicità dei membri che lo compongono.

Ma cos’è la felicità?

Da lungo tempo questa domanda è rimasta al centro di numerose discussioni che hanno coinvolto diverse discipline. Nonostante ci siano varie definizioni discordanti, quando parliamo di felicità possiamo ragionare attorno a queste aree: la valutazione personale di una persona della propria soddisfazione per la vita; il numero di emozioni positive (come divertimento, entusiasmo, ispirazione o orgoglio) e negative (come ostilità, irritabilità, paura o nervosismo) sperimentate.  Queste aree combinate assieme ci danno un’idea di quella che può essere considerata la “felicità”.

Tre scelte che i leader aziendali possono fare per promuovere la felicità dei loro dipendenti

Il benessere del lavoratore è essenziale perché riesca a performare al meglio. Ma come può un buon leader promuovere la felicità nel proprio team? Ecco alcune indicazioni di Architettura delle Scelte suggerite dei ricercatori del MIT:

1. Misura la felicità sia nei dipendenti che nei candidati al lavoro.
Il primo passo utile per promuovere il benessere organizzativo è definire la situazione attuale all’interno dell’organizzazione. Potrebbe sembrare un’operazione banale, ma parliamo di una procedura che possiede un’elevata complessità ed è costellata di possibili bias. Chiedere infatti direttamente ai nostri dipendenti come si trovano in azienda potrebbe essere poco efficace, anche se sicuramente rappresenta la soluzione più economica e rapida.
L’alternativa è affidarsi a strumenti validati e con rilevanza scientifica. Tra questi, Il PANAS (Positive Affect and Negative Affect Scales) è uno degli strumenti più conosciuti per misurare il benessere soggettivo. 
Questo e molti altri strumenti possono aiutare l’organizzazione a prendere consapevolezza della realtà aziendale e strutturare, di conseguenza, interventi di architettura delle scelte mirati ed efficaci.

2. Promuovi la felicità tra i tuoi dipendenti.

Il pensiero di provare attivamente a “crescere” dipendenti più felici può inizialmente sembrare scoraggiante, dispendioso in termini di tempo e, soprattutto, molto costoso. Tuttavia, la letteratura accademica mostra che le iniziative di formazione mirate al benessere dei dipendenti non richiedono un investimento di tempo significativo, sono convenienti e comportano un ROI (Return on investment)2 elevato.
Ecco tre esempi di semplici esercizi, ciascuno supportato da prove rigorose di efficacia, che hanno lo scopo di promuovere la felicità in contesto organizzativo:
– La Visita Gradita: i dipendenti presentano una breve testimonianza di gratitudine (di 300 parole, per esempio) a qualcuno che ha cambiato la propria vita in meglio.
Tre cose buone: i dipendenti scrivono tre cose che sono andate bene ogni giorno e cosa le ha fatte andare bene, per una settimana.
Usare i tuoi punti di forza distintivi in ​​un modo nuovo: i dipendenti compilano un sondaggio online sui loro punti di forza e vengono invitati ad utilizzare uno dei loro principali punti di forza in un modo nuovo ogni giorno per almeno una settimana.


La ricerca che ha testato questi approcci ha evidenziato come gli esercizi delle “Tre cose buone” e dei punti di forza distintivi hanno aumentato significativamente la felicità e diminuito la depressione durante un arco di tempo di sei mesi, mentre “La visita gradita” ha ottenuto i medesimi risultati, ma in un mese.
Naturalmente, tali iniziative per la felicità sul posto di lavoro funzionano meglio quando le persone vogliono diventare più felici, sono disposte a impegnarsi nel processo e credono che tali sforzi saranno ricompensati.
I principi delle Scienze del Comportamento e dell’Architettura delle Scelte sono strumenti utili di cui le aziende dovrebbero dotarsi per promuovere il benessere e la felicità all’interno del proprio contesto organizzativo. 

3. Tieniti stretto chi è felice!
Sicuramente le organizzazioni dovrebbero volere dipendenti felici, perché hanno prestazioni significativamente migliori di coloro che sono infelici. Ma, cosa ancor più sorprendente, anche le organizzazioni hanno necessità di dipendenti felici, perché la felicità è in effetti contagiosa!
Ad esempio, alcuni ricercatori hanno esaminato 20 anni di dati provenienti da 4.700 persone partecipanti al Framingham Heart Study e hanno scoperto non solo che la felicità ed il benessere possono diffondersi attraverso un social network, ma anche che le persone felici sono molto più connesse ad altre persone felici all’interno della rete. Forse la scoperta più sorprendente di questo studio è stata che l’effetto della felicità si estendeva per tre gradi di separazione dalla persona focale (quindi, amici degli amici dei loro amici). Un’altra importante scoperta di questo studio è che, come avviene per la felicità, anche l’infelicità e la tristezza sono contagiose. Questo “effetto contagio” pone i dirigenti in una posizione complicata, soprattutto se si trovano di fronte al difficile scenario di poter trattenere solo uno tra due dipendenti. Se non è possibile tenere entrambi, forse, a parità di merito, sarebbe meglio puntare sul lavoratore più felice.

Lead by Example

Guida i dipendenti con l’esempio” è quindi il messaggio finale proposto dagli autori.

Dopo aver valutato la situazione organizzativa, aver costruito un’Architettura delle Scelte che promuova il benessere e la felicità ed aver investito in coloro che creano un ambiente positivo, l’unico passo che rimane ad un leader è quello di dare l’esempio. È questo che intendiamo quando diciamo che il leader deve diventare esso stesso Architetto delle Scelte: leader e dirigenti devono essere disposti non solo a sostenere le iniziative di promozione del benessere ma anche a mettersi in gioco in prima persona nella formazione e incorporandola all’interno delle proprie scelte e comportamenti. Se i leader vogliono migliorare la felicità dei dipendenti, devono modellare il contesto in cui sono inseriti e ciò che viene insegnato loro  . Molto di quello che impariamo lo ricaviamo dal contesto e da chi si trova vicino a noi.

Concludendo

Alcuni piccoli accorgimenti sono quindi essenziali per migliorare la performance sul luogo di lavoro. Questa ricerca ne è un’ulteriore conferma. Promuovere la felicità ed il benessere in questo periodo dovrebbe essere una priorità e la Behavioral Economics unita all’Architettura delle Scelte può rivelarsi la chiave di volta per un’efficace introduzione della Cultura del Benessere in un team che punta a traguardi di spessore.


FONTI

1Lester, P.B., Diener, E. & Seligman M. (2022). Top Performers Have a Superpower: Happiness. MIT Sloan. https://sloanreview.mit.edu/article/top-performers-have-a-superpower-happiness/

2Purcell, J. (2016). Meet the Wellness Programs That Save Companies Money. Harvard Business Review. https://hbr.org/2016/04/meet-the-wellness-programs-that-save-companies-money

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L’autore

Francesco Bianchi

Laureato magistrale in Psicologia per il Benessere, si avvicina al mondo della salute organizzativa e della progettazione di spazi trovando ampio spazio di manovra come Well-being Specialist ed Architetto delle Scelte presso aBetterPlace. Considera la Behavioral Economics strumento fondamentale per promuovere il cambiamento ed il benessere psicofisico. Pensiero divergente e creatività lo contraddistinguono. Ama la natura e non perde occasione per una birra artigianale in compagnia.