La complessa arte di Educare alle Decisioni

 “Abbiamo bisogno di insegnare ai ragazzi come pensare e non cosa pensare” 

Margaret Mead

di Chiara Curiale

Martedì 11 gennaio 2022 la Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità la legge proposta dall’Intergruppo parlamentare per la Sussidiarietà sull’insegnamento delle competenze non cognitive a scuola. 

Per molti si tratta di una notizia storica. Per la prima volta è stata riconosciuta formalmente dalle istituzioni l’importanza di quelle che vengono comunemente chiamate life-skills o competenze per la vita. Le life-skills sono state definite dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come “l’insieme di abilità personali e relazionali che permettono di affrontare in modo efficace le richieste e le sfide della vita quotidiana”1. L’OMS1 ha individuato un “nucleo fondamentale” di 10 abilità che influenzerebbero significativamente la salute ed il benessere degli individui:

  • Decision-making: la capacità di prendere decisioni
  • Problem-solving: la capacità di risolvere problemi
  • Pensiero creativo
  • Pensiero critico
  • Comunicazione efficace
  • Abilità di relazione interpersonale
  • Auto-consapevolezza
  • Empatia
  • Gestione delle emozioni
  • Gestione dello stress

Le competenze per la vita rendono gli individui capaci di tradurre le proprie conoscenze, attitudini e valori in comportamenti adattativi e positivi. L’insegnamento delle life-skills in età scolare è stato inserito tra i modelli di best-practice in grado di contribuire efficacemente al sano sviluppo di bambini ed adolescenti. Nell’ultimo decennio, infatti, l’educazione alle life-skills è diventata una componente essenziale nei programmi di prevenzione e di promozione della salute e del benessere, nonché un importante fattore di protezione per i comportamenti a rischio in adolescenza1. “La mancanza di queste abilità socio-emotive”, sostiene l’OMS, “può causare, in particolare nei giovani, l’instaurarsi di comportamenti negativi e a rischio in risposta agli stress”1.

Tra le cosiddette “competenze cognitive”2, spicca l’abilità di presa di decisione. La decision-making viene definita dall’OMS come “la competenza che aiuta ad affrontare in maniera costruttiva le decisioni nei vari momenti della vita”1. La capacità di prendere attivamente decisioni, valutando le differenti opzioni e le conseguenze delle scelte possibili, può avere effetti positivi sul piano della salute, soprattutto in età evolutiva. Un’efficace decision-making è la base stessa del benessere a scuola e delle performance accademiche: influenza, infatti, la salute fisica, sociale e psicologica3 e, più in generale, modella il percorso di vita della persona.

Come fare, quindi, per insegnare ai nostri ragazzi a prendere buone decisioni?

Decision Education

Si chiama Decision Education4 ed è un approccio nato di recente negli Stati Uniti grazie alla costituzione nel 2014 dell’associazione non profit Alliance for Decision Education. È un campo di applicazione trasversale ed interdisciplinare che attinge a concetti di psicologia, neuroscienze, Economia Comportamentale e scienze del comportamento e delle decisioni.

L’obiettivo dei programmi di Decision Education è quello di aiutare gli studenti ad apprendere ed allenare tutte le abilità e le competenze necessarie per prendere buone decisioni, promuovendo il benessere individuale e sociale a breve, medio e lungo termine. Questo approccio si basa sulla convinzione che decisioni migliori generino un impatto sociale: portino, cioè, ad una vita migliore e ad una società migliore. 

Come migliorare la presa di decisione? La Decision Education intende promuovere una vera e propria cultura delle decisioni, partendo dal presupposto che le abilità e le strategie di decision-making sono competenze necessarie di cui dotare i giovani ma, da sole, non sarebbero sufficienti. A queste devono aggiungersi anche le cosiddette abilità meta-cognitive, che includono la capacità di riflettere criticamente e con consapevolezza sul proprio modo di funzionare. I ragazzi devono, cioè, diventare consapevoli di come si sviluppa il proprio processo decisionale, quali sono i principi che lo compongono, come viene influenzato da fattori esterni ed interni e quali procedure possono essere messe in atto per ottimizzarlo. In poche parole, non basta sapere solo cosa scegliere, ma è necessario insegnare ai ragazzi come scegliere. 

Come tutti gli interventi basati sull’insegnamento delle life-skills, anche i programmi di Decision Education possono essere applicati per promuovere comportamenti positivi in innumerevoli campi. A titolo di esempio, citiamo alcune delle applicazioni più promettenti di questo approccio:

  • Sostenibilità: promozione dei comportamenti rispettosi dell’ambiente
  • Promozione dell’inclusione e dell’uguaglianza a scuola
  • Apprendimento scolastico: migliorare il benessere e la performance a scuola
  • Fake news: come riconoscerle e proteggersi
  • Promozione della consapevolezza e dell’uso del digitale
  • Prevenzione dei comportamenti a rischio in adolescenza (uso di alcool e sostanze, comportamenti sessuali a rischio, etc.)
  • Promozione di stili di vita sani (corretta nutrizione, attività fisica, etc.)
  • Promozione della cittadinanza attiva e dei comportamenti prosociali 
  • Orientamento scolastico/universitario: scelta del percorso accademico e formativo da intraprendere

Perché abbiamo bisogno di prendere decisioni migliori?

Prendiamo migliaia di decisioni ogni giorno. Dall’alto della nostra veneranda età, dovremmo essere piuttosto allenati e i nostri processi decisionali dovrebbero essere ormai rodati. 

Eppure, lo psicologo Daniel Kahneman (Premio Nobel per l’Economia nel 2002), considerato come il padre dell’Economia Comportamentale, ha più volte evidenziato come le persone prendano spesso decisioni irrazionali e non proficue per sé e per gli altri: noi esseri umani tendiamo, infatti, ad utilizzare scorciatoie di pensiero, procedure decisionali semplificate e intuitive che vengono chiamate euristiche. Nonostante le euristiche semplifichino e velocizzino la presa di decisioni, spesso ci mandano fuori strada e ci portano a commettere errori sistematici di giudizio (bias). Il processo decisionale umano è costantemente soggetto a bias indotti da come è strutturato il mondo fuori di noi e da come risponde automaticamente il mondo dentro di noi.

Soprattutto durante l’adolescenza e la preadolescenza, i ragazzi si trovano in una fase della vita in cui le conseguenze delle decisioni prese assumono una particolare rilevanza e influenzano il percorso e lo sviluppo futuro della persona. Fornire ai nostri studenti una cassetta degli attrezzi che permetta loro di diventare decisori migliori, aggirando barriere e pregiudizi cognitivi, è un’urgenza impellente.   

Diventare decisori efficaci: possiamo e dobbiamo aiutare

Nel Consiglio Consultivo dell’Alliance for Decision Education troviamo i due Premi Nobel Daniel Kahneman e Richard Thaler, economisti comportamentali della prima ora. Thaler, autore del programma di ricerca sul Nudge, ha recentemente aderito al movimento e, a proposito di Decision Education, ha dichiarato che:

“I bambini iniziano a prendere decisioni significative all’inizio della loro vita. Non ci può essere abilità più importante che fare scelte giuste e nessun argomento più meritevole di attenzione nelle scuole. Possiamo e dobbiamo aiutare.5

La chiamata all’azione è piuttosto chiara: possiamo e dobbiamo aiutare. L’Economia Comportamentale, l’inter-disciplina scientifica che si occupa di studiare come gli individui prendono le decisioni, ha un ruolo di primo piano in questo senso. Gli Architetti delle Scelte (che altro non sono che gli Scienziati del Comportamento) possono e devono apportare un contributo significativo alla realizzazione di programmi finalizzati a promuovere buone decisioni in contesto scolastico.

Bisogna, tuttavia, prestare attenzione: l’insegnamento delle life-skills e delle competenze decisionali non è la panacea di tutti i mali. È necessario, infatti, prendere in considerazione anche tutti gli altri fattori che influenzano il comportamento, tra cui fattori sociali, culturali ed ambientali. Nonostante questo, possiamo affermare oltre ogni ragionevole dubbio che sviluppare le capacità decisionali a partire dall’età evolutiva rappresenta un modo per migliorare la qualità stessa della vita delle future generazioni.

Una scuola in cui gli studenti, oltre che a “scrivere e far di conto”, imparano l’arte di decidere resta, almeno in contesto italiano, ancora un’utopia. Le evidenze scientifiche sono ampie e significative, le competenze per portare questo approccio nelle scuole italiane le abbiamo, il via libera dagli organi delle istituzioni c’è (finalmente!). Cosa stiamo aspettando, dunque?


FONTI

1Organizzazione Mondiale della Sanità (1994). Life skills education for children and adolescents in schools. https://apps.who.int/iris/bitstream/handle/10665/63552/WHO_MNH_PSF_93.7A_Rev.2.pdf?sequence=1&isAllowed=y 

2Pan American Health Organization (2001). Life Skills Approach to Child and Adolescent Healthy Human Development. https://uwispace.sta.uwi.edu/dspace/bitstream/handle/2139/50183/Life%20Skills%20Approach.pdf?sequence=1&isAllowed=y 

3Páez-Gallego, J., Gallardo-López, J. A., López-Noguero, F., & Rodrigo-Moriche, M. P. (2020). Analysis of the Relationship Between Psychological Well-Being and Decision Making in Adolescent Students. Frontiers in Psychology, 11, 1195.

4Alliance for Decision Education. https://alliancefordecisioneducation.org/learn/what-is-decision-education 

5Alliance for Decision Education. Richard Thaler. https://www.alliancefordecisioneducation.org/learn/about-the-alliance/team/advisory-council/richard-thaler 

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Gli autori

Chiara Curiale

Psicologa e choice architect specializzata nella promozione del benessere e nel cambiamento sociale. Lavora per aBetterPlace nell’area del Terzo Settore, impegnata a portare i principi della Behavioral Economics nelle organizzazioni non profit. Appassionata al mondo della ricerca, crede fermamente che gli strumenti messi a disposizione dalle Scienze del Comportamento, se ben utilizzati, possano generare un impatto significativo e positivo sulla società. Non perde occasione per divorare un buon libro tra un lavoro e l’altro.