L’etica dei nudge

Simone Marsilio // La Teoria dei Nudge è una metodologia molto recente di policy-making che ha riacceso il dibattito intorno a temi quali libertà, paternalismo, tecnocrazia. Questo metodo ha trovato un impiego fruttuoso sia a livello pubblico che privato, per esempio migliorando l’efficacia delle politiche pubbliche e riducendo gli sprechi di molte realtà aziendali. Tuttavia, in Italia la Teoria dei Nudge non è ancora così diffusa come in altri Paesi, per esempio il Regno Unito o gli Stati Uniti [1].

1. Introduzione

Un ‘nudge’ (letteralmente ‘spinta gentile’) è una modifica del contesto di architettura della scelta che influenza il comportamento degli individui in modo reversibile, ovvero garantendo ai soggetti la possibilità di fare altrimenti [2][3].

Un intervento di questo tipo è stato condotto da aBetterPlace in relazione alla disposizione degli alimenti nelle mense. Per esempio, un nudge per rendere più salienti e facilmente raggiungibili cibi ipocalorici e ricchi di micronutrienti – come la frutta e la verdura – aumenta in modo considerevole il consumo di questi ultimi a scapito di alimenti ipercalorici e ricchi di grassi saturi, come i formaggi stagionati e le patatine fritte [4]. Tutto ciò avviene senza negare la possibilità di consumare una pizza ai quattro formaggi: chi la desideri così tanto da trascurare tutti gli altri piatti davanti a sé potrà comunque acquistarla.

In questo modo, gli individui potenzialmente attenti alla propria dieta sono ‘spinti gentilmente’ a compiere la scelta più salutare e che più hanno cuore: la maggior parte delle persone sa che non è raccomandabile mangiare pizza tutti i giorni e ritiene importante avere cura della propria salute. Tuttavia, se la loro pizza preferita fosse anche l’opzione più comoda da scegliere – per esempio se fosse già pronta e impacchettata proprio di fianco ai vassoi – le persone sarebbero incentivate a consumarla più volte di quante vorrebbero.

Questo fenomeno può essere contrastato attraverso delle piccole accortezze, per esempio: spostare la pizza dietro le verdure, nasconderla dalla vista, far sì che gli individui debbano richiederla esplicitamente a un addetto della mensa. Questi accorgimenti comporterebbero una diminuzione statisticamente rilevante del consumo di quel dato alimento, senza vietare la possibilità di farlo per chi volesse concedersi uno sgarro settimanale.

Sorge, però, un problema: chi decide il fatto che la salute sia da anteporre alla libertà di scelta? Non si rischia forse di sfociare nel paternalismo o in una certa forma di tecnocrazia?

2. Giustificazione etico-politica ed economica

Ci si potrebbe chiedere se sia lecito attuare provvedimenti di questo tipo – come quello dei cibi salutari in mensa – su scala più grande: è possibile influenzare gli evasori a pagare le tasse attraverso provvedimenti di questo tipo? È possibile incentivare i cittadini a donare gli organi senza obbligarli? È possibile aiutare le aziende a essere più ecosostenibili a costo quasi zero?

Nel mio ultimo libro Architettare le scelte l’attenzione è stata focalizzata sulla giustificazione dei nudge in ottica liberale: questi interventi sono possibili sia al fine di evitare danni ad altri, sia nel caso in cui le persone acconsentano a una tale influenza [5]. A livello pubblico, è possibile difendere l’utilizzo dei nudge su due livelli, etico (a) e politico (b):

  1. per migliorare delle leggi esistenti, le quali sono già giustificate a loro volta sulla base del principio di evitare danno ad altri;
  2. al fine di ottenere dei provvedimenti più soft (non coercitivi), i quali sono giustificati democraticamente nel caso in cui sia possibile ricavare il consenso della maggioranza dei cittadini attraverso sondaggi o referendum.

Come esempio della giustificazione etica a), consideriamo una legge che inasprisca la pena nel caso in cui un individuo perseveri nell’evadere le tasse. Sebbene questa legge violi la libertà dei cittadini a evadere, essa risulta perfettamente costituzionale: gli evasori causano danno ad altri, ovvero a tutta la popolazione nel momento in cui deve usufruire di servizi pubblici qualitativamente inferiori. Tuttavia, il problema di una legge di questo tipo è che, di fatto, non incentivi i cittadini a pagare le tasse. Implementando, invece, un provvedimento di tipo nudge, è possibile migliorare l’efficacia di una legge, senza ricorrere a deterrenti sempre più repressivi, come una multa molto salata o la detenzione [6].

Come esempio della giustificazione politica b), consideriamo un intervento statale che incentivi alla donazione degli organi. Circa il 90% dei cittadini si esprime favorevolmente alla donazione nei sondaggi: il problema risiede nel fatto che, a seconda di come viene formulata la modalità per dichiararsi favorevoli o no alla donazione, il numero di donatori cambia cospicuamente [7]. La percentuale di donatori si aggira intorno al 10% nei paesi come la Germania in cui bisogna compilare un modulo per poter donare. Al contrario, la percentuale è maggiore del 90% all’interno di paesi come l’Austria, in cui si è donatori di default e bisogna compilare un modulo nel caso in cui non si voglia donare. In questo ultimo caso, considerare i cittadini dei donatori fino a prova contraria è un nudge al fine di influenzare i cittadini a donare, senza costringere chi non voglia per qualsiasi motivo.

Vi è una sottile differenza tra i casi a) e b): i non-donatori non causano effettivamente danno ad altri; di fatto, solo 3 persone su 1000 vanno incontro a una morte che renda possibile effettuare la donazione. Al contrario, ogni evasore causa danno ad altri, al massimo è possibile discutere sull’entità del danno commesso. Per comprendere meglio questo punto, si pensi alla situazione controfattuale: se un individuo non avesse evaso, lo Stato avrebbe potuto investire i suoi soldi. Se un non-donatore avesse donato gli organi, non è detto che la vita di una persona in attesa di trapianto sarebbe stata salvata. Dunque, non si può ritenere il non-donatore responsabile di un danno diretto nei confronti di quella persona, sebbene all’incrementare del numero di donatori verrebbe statisticamente ridotto il numero di persone in attesa di trapianto.

A livello privato, chiaramente è possibile utilizzare nudge giustificati eticamente (a), al fine di limitare comportamenti normalmente già puniti dalla legge come rubare il materiale messo a disposizione dell’azienda.  Inoltre, è possibile soddisfare le richieste dei dipendenti attraverso nudge giustificati politicamente (b), nel caso in cui essi si dimostrino favorevoli a dei provvedimenti per il loro benessere, come il consenso attraverso un sondaggio interno per rendere più salutare la propria mensa.

Infine, sarebbe possibile anche sfruttare dei nudge giustificati economicamente dal punto di vista dell’azienda, al fine di ridurre gli sprechi e i costi a essi correlati. Si potrebbe migliorare l’igiene nei bagni, riducendo il tempo impiegato dalle imprese di pulizie per igienizzarli. Si potrebbe diminuire lo spreco di carta, modificando l’impostazione di default per stampare fronte e retro. Si potrebbe diminuire il dispendio di energia, incentivando a spegnere la luce e impostando gli impianti di riscaldamento e condizionamento degli uffici su una temperatura meno ‘esigente’ dal punto di vista energetico. Tutto ciò potrebbe avere un impatto win-win per impresa e Stato: una riduzione delle spese sostenute dalla prima, comporterebbe un miglioramento dell’impatto ambientale per il secondo.

Conclusione

            La Teoria dei Nudge dovrebbe acquisire un ruolo più centrale all’interno del dibattito pubblico italiano, soprattutto in un momento di difficoltà come quello che stiamo vivendo a causa del Covid-19. Questo tipo di provvedimenti non solo offre soluzioni alternative a problemi legislativi esistenti, ma può migliorare anche il benessere delle persone e delle aziende in ambiti solitamente difficili da normare attraverso le leggi classiche.

Riferimenti

[1] D. Halpern, Inside the nudge unit. How small changes can make a big difference, prefazione di R. Thaler, Ebury Publishing, London 2015.

[2] R. H. Thaler – C. R. Sunstein, Nudge. Improving decisions about health, wealth, and happiness, Yale University Press, New Haven 2008; trad. it. La spinta gentile. La nuova strategia per migliorare le nostre decisioni su denaro, salute, felicità, Feltrinelli, Milano 2009.

[3] Sunstein C. R., Why nudge? The politics of libertarian paternalism, Yale University Press, New Haven 2014; trad. it. Effetto nudge. La politica del paternalismo libertario, Università Bocconi Editore, Milano 2015.

[4] P. G. Hansen – L. R. Skov – K. L. Skov, Making healthy choices easier: regulation versus nudging, «The Annual Review of Public Health», 37, 2016, pp. 237-251, URL: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/26735430/.

[5] S. Marsilio, Architettare le scelte. Riflessioni di filosofia e politica sulla Teoria dei Nudge, prefazione di R. Sala, IF Press, Roma 2020.

[6] P. Dolan – M. Hallsworth – D. Halpern – D. King – I. Valev, MINDSPACE. Influencing behaviour through public policy, «Behavioural Insights Team», 2010, pp. 1-96, URL: https://www.bi.team/wp-content/uploads/2015/07/MINDSPACE.pdf.[7] E. J. Johnson – D. Goldstein, Do defaults save lives?, «Science», 302, 2003, pp. 1338-1339, URL: https://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1324774